MYSTERY IN MUSIC: LUIGI TENCO

Luigi Tenco è considerato uno dei più grandi e talentuosi cantautori italiani di tutti i tempi. Insieme ad altri esponenti della “scuola genovese” rinnovò profondamente la musica leggera italiana.

LE ORIGINI

Luigi Tenco nasce il 21 marzo 1938 da una relazione extraconiugale avuta dalla madre, Teresa Zoccola, con un membro della famiglia Micca di Torino, in cui lavorava come cameriera.

La madre, incinta, scappa da Torino per tornare a Cassine, il suo paese di origine, in provincia di Alessandria. Qui partorisce Luigi, che prende il cognome del marito, morto qualche mese prima che il nascituro venisse al mondo.

Quando è ancora un bambino, Luigi scopre di non essere figlio del defunto Giuseppe Tenco. La notizia lo sconvolge e causa l’allontanamento dei nonni paterni, anch’essi ignari del fatto, dalla famiglia.

Nel 1948 si trasferisce con la madre e il fratello a Genova. Durante gli ultimi anni di liceo Sandra Novelli, l’insegnate privata a cui era stato affidato, lo introduce al pianoforte. Luigi mostra un’innata predisposizione allo strumento e comincia ad esercitarsi e imparare da autodidatta chitarra, clarinetto e sassofono.

Per assecondare il desiderio della madre si iscrive all’Università, frequentando prima la facoltà di Ingegneria Elettronica e successivamente quella di Scienze Politiche, ma nel 1960 si ritira definitivamente dagli studi per dedicarsi alla musica.

Collabora, tra i tanti, con Fabrizio De André, Gino Paoli e Ornella Vanoni. Nel 1959 ottiene il suo primo contratto discografico e fa il suo esordio nelle vesti di cantante.

LA LEGGENDA PRENDE VITA

Nel 1967 Luigi Tenco si presenta al Festival di Sanremo con la canzone “Ciao amore, ciao”. Il brano inizialmente aveva un testo contenente parole di tono antimilitarista, che Tenco modifica per non incorrere nella censura. Presenta invece una canzone d’amore sul dramma dell’Italia contadina costretta a urbanizzarsi.

Il brano non viene apprezzato dalla giuria del Festival e si classifica al dodicesimo posto.

Il 27 gennaio 1967, la notte in cui gli viene comunicata l’eliminazione dalla kermesse, viene trovato morto per un colpo di pistola alla testa nella sua stanza all’hotel Savoy. I primi a rinvenire il cadavere sono l’amico Lucio Dalla e la collega Dalida.

Dalle ricostruzioni della polizia sembra che prima del decesso il cantautore abbia effettuato due telefonata. La prima a Ennio Melis, capo della casa discografica RCA, a cui non ottiene risposta e la seconda alla presunta fidanzata dell’epoca, Valeria. Quest’ultima nel 2002 dichiarerà ad alcuni giornalisti che il cantante, visibilmente irritato, le aveva detto di voler tenere all’indomani una conferenza stampa per denunciare la combine delle scommesse clandestine che incombeva sul Festival, facendo nomi e cognomi, e che avrebbe buttato giù due righe come promemoria.

UNA FINE NEL MISTERO

La dipartita del cantante viene classificata come suicidio, anche per la presenza di un biglietto scritto a mano dallo stesso Tenco in cui è riportato:

“Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La Rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi.”

Dopo anni di pressioni da parte della stampa e del fratello, il 12 dicembre 2005 la procura generale di Sanremo dispone la riesumazione della salma per effettuare nuovi esami. Il 15 febbraio 2006 l’autopsia conferma il suicidio e il caso viene chiuso definitivamente.

Nel 2013 i giornalisti Pasquale Ragone e Nicola Guarneri avviano una controinchiesta. Sostengono che il bossolo rinvenuto sulla scena non sia compatibile con la pistola posseduta legalmente da Tenco, indicata nelle indagini come arma del delitto, contestano l’assenza di testimoni e l’attendibilità delle conclusioni medico-legali.

L’indagine dei due giornalisti viene archiviata nel 2015. Se vi interessa approfondire l’argomento vi consiglio il libro “Le ombre del silenzio. Suicidio o delitto? Controinchiesta sulla morte di Luigi Tenco”.

A febbraio di quest’anno, in un’intervista rilasciata al settimanale “Oggi”, il musicista Lino Patruno ha dichiarato di essere venuto a conoscenza di un ricercatore che, dopo aver analizzato meticolosamente il caso Tenco, avrebbe scoperto chi è stato ad assassinarlo.

A distanza di 54 anni il caso Luigi Tenco continua a far parlare. Forse non riusciamo a rassegnarci che un ragazzo di 28 anni con un talento così immenso, capace di rivoluzionare la musica tradizionale italiana trattando tematiche all’avanguardia per quel periodo come la politica, la guerra e l’emarginazione, si sia semplicemente tolto la vita.

 

 

Questo elemento è stato inserito in Blog. Aggiungilo ai segnalibri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.