VIVIENNE WESTWOOD: L’ICONA DELLO STILE PUNK COMPIE 80 ANNI

Stilista, rivoluzionaria, punk, ecologista ed icona. Questa è Vivienne Westwood, la designer britannica che oggi compie 80 anni.

Gli inizi

Nata all’anagrafe come Vivienne Isabel Swire l’8 aprile 1942 nel Derbyshire, nel 1958 si trasferisce a Londra, dove frequenta corsi di moda e oreficeria alla Harrow School of Art, senza finire però gli studi.

Nel 1962 conosce e sposa Derek Westwood, da cui prende il cognome. Il legame della coppia però non è destinato a durare: dopo pochi anni Vivienne si innamora di Malcom McLaren, futuro manager dei Sex Pistols.

Gli anni ’70 ed il Punk

Nel 1971 insieme a McLaren apre il suo primo negozio, il “Let it Rock”, che negli anni cambierà diversi nomi seguendo l’evoluzione stilistica di Vivienne: nel 1972 Too fast to live too young to die”, nel 1974 Sex”, in seguito Seditionaries” e infine World’s End”.

Gli anni ’70 sono anche gli anni in cui la stilista traduce in estetica il movimento sottoculturale più importante dell’Inghilterra e dei giovani: il punk.

I capi tradizionali vengono tagliati, riempiti di borchie o di spille da balia. Le scarpe, i tessuti, le T-shirt ed i pantaloni venduti nel negozio sono oltraggiosi e stravaganti, giocano con tabù e sessualità.

I due capi caratteristici delle collezioni di questi anni sono il muslin”, ovvero una maglia in tessuto di mussola formata da due quadrati con maniche allungate, simile ad una camicia di forza, trattenuti con anelli a D e il “Bondage suit”, una tuta da bondage che rivisita i pantaloni da lavoro militari americani e la giacca da motociclista Belstaff.

Gli anni ’90 e il movimento New Romantic

A Londra nel 1981 la Westwood fa il suo debutto nelle passerelle con la collezione Pirate.

Negli anni ’90 la stilista porta alla ribalta il movimento New Romantic, riproponendo in chiave moderna volumi ampi, bluse di cotone, pizzi, velluti neo-dandy, ma anche corsetti e platform altissime. In quegli anni la Westwood affianca l’insegnamento al fashion design e a Berlino, durante un suo corso di moda e costume, conosce Andreas Kronthaler, che diventerà prima suo braccio destro e poi, nel 1992, suo marito.

L’attivismo e l’ecologia

È tra le prime designer ad aver parlato apertamente di quanto l’industria della moda sia inquinante e distruttiva, impegnandosi in prima persona in diverse cause, dall’indipendenza della Scozia all’islamofobia, dalla contrarietà alla Brexit fino a, ovviamente, l’ecologia.

Nel 2012 la stilista ha preso quello che nei due anni precedenti era stato un blog personale e territorio di sperimentazione e l’ha trasformato in un sito attivo ancora oggi: Climate Revolution. Si tratta di una piattaforma con spunti, riflessioni, appuntamenti digitali e dal vivo, per ridurre l’inquinamento delle azioni individuali.

Nel 2017, insieme al British Fashion Coucil e con il supporto del sindaco di Londra, ha lanciato la campagna Fashion SWITCH to Green per incoraggiare l’industria della moda a trasferire tutti gli uffici e negozi del Regno Unito a unfornitore di energia verde a cui ha aderito la maggior parte dei nomi della moda britannica.

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